“Per molti versi l’opera di Aldo Natili può considerarsi emblematica delle posizioni, delle evoluzioni, e anche delle contraddizioni della pittura italiana tra gli anni Trenta e Settanta del Novecento, in particolare per quanto riguarda la situazione romana.
Nato a Roma nel 1913, Natili infatti trascorre da una giovanile esperienza prossima alle tematiche della Scuola Romana, all’impegno sociale dell’immediato dopoguerra, che lo vede affiancato a personaggi come Guttuso, Fazzini, Mafai nell’ambito della Libera Associazione Arti Figurative, la cui prima mostra si ha nel 1945.
Si apre quindi per Natili un periodo di grandi riconoscimenti all’insegna di un convinto e appassionato linguaggio realista, dalle forti implicazioni civili e politiche, che nell’umanità dolente e disfatta sopravvissuta alla guerra, apparentemente privata di tutto, rintraccia i segni e le certezze di un futuro di riscatto.
Il linguaggio schiettamente realista, talvolta quasi popolaresco, le tematiche forti, immediate, avvicinano la sua produzione di questi anni a quella di Birolli, di Pizzinato, di Migneco, e naturalmente di Guttuso, coi i quali condivide anche nette e coraggiose prese di posizione politica”.
Per molti versi l’opera di Aldo Natili può considerarsi emblematica delle posizioni, delle evoluzioni, e anche delle contraddizioni della pittura italiana tra gli anni Trenta e Settanta del Novecento, in particolare per quanto riguarda la situazione romana.
Nato a Roma nel 1913, Natili infatti trascorre da una giovanile esperienza prossima alle tematiche della Scuola Romana, all’impegno sociale dell’immediato dopoguerra, che lo vede affiancato a personaggi come Guttuso, Fazzini, Mafai nell’ambito della Libera Associazione Arti Figurative, la cui prima mostra si ha nel 1945.
Si apre quindi per Natili un periodo di grandi riconoscimenti all’insegna di un convinto e appassionato linguaggio realista, dalle forti implicazioni civili e politiche, che nell’umanità dolente e disfatta sopravvissuta alla guerra, apparentemente privata di tutto, rintraccia i segni e le certezze di un futuro di riscatto.
Il linguaggio schiettamente realista, talvolta quasi popolaresco, le tematiche forti, immediate, avvicinano la sua produzione di questi anni a quella di Birolli, di Pizzinato, di Migneco, e naturalmente di Guttuso, coi i quali condivide anche nette e coraggiose prese di posizione politica.