Si apre così in questi anni l’ultima fase del suo lavoro, apertamente informale e via via sempre più astratta, cui Natili rimarrà fedele fino alla morte, avvenuta nella sua Roma nel 1975. Sono opere dense, oscure, esasperate e talvolta disperate, vibrante testimonianza di un non mediato travaglio esistenziale: “Vorrei – afferma Natili – che tutte le mie contraddizioni arrivassero direttamente sulla tela, così come esse sono davvero, attraverso le arterie dei miei pennelli, così come il sangue è spinto dal cuore”.
E questo periodo informale di Natili, caratterizzato da una ricca produzione di alta qualità, è per molti versi ancora tutto da scoprire e da capire, essendo quasi inedito se si eccettua la mostra alla Galleria San Marco del 1963.
È quindi un’opera complessa e diversificata, quella di Natili, che nei suoi quarant’anni di attività lo vede passare, secondo un’interiore coerenza, dall’intimismo degli anni Trenta all’impegno realista del dopoguerra, fino alle drammatiche tele informali dell’ultimo decennio”.
Luca Quattrocchi, Professore Ordinario
di Storia dell’Arte Contemporanea
presso l’Università degli Studi di Siena
Aldo Natili ha insegnato dal ’45 al ’55 all’Accademia di Belle Arti di Roma (tra i suoi allievi la pittrice Giulia Battaglia); dal ’55 al ’63 all’Accademia di Belle Arti di Carrara e dal ’63 fino al 1975, anno della sua morte, al Liceo Artistico di via Ripetta, a Roma. È stato amico fraterno, tra gli altri, di Roberto Melli, di Afro, Mirko e Dino Basaldella, di Salvatore Scarpitta, di Leoncillo Leonardi, di Giulio Turcato, di Mario Penelope, di Emilio Villa, di Marcello Venturoli e di altri artisti e critici. Convintamente antifascista, Aldo Natili è stato amico di Umberto Terracini, Mario Alicata, Antonio Giolitti e Adolfo Battaglia e di poeti e scrittori tra i quali Pablo Neruda e Alberto Moravia.